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Anticipare il Futuro – Corporate Foresight

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Giovedì 7 luglio 2016 alla Fondazione Zambon – Zoè – di Vicenza, discussione di quasi tre ore con Alberto Felice De Toni, Segretario Generale della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e Roberto Siagri, Presidente e CEO di ‪#‎Eurotech‬ spa www.eurotech.com per la presentazione del libro “Anticipare il Futuro – Corporate ForesightEgea, Milano 2015. Di fronte ad una nutrita platea, su invito della Fondazione, ho sottoposto agli autori una riflessione approfondita sui temi del libro. Oggi il tradizionale concetto di R&S non esiste più: la ricerca è sempre più finanziata dagli Stati o da grandi multinazionali, e legata all’evoluzione di grandi temi quali le energie, i materiali, le bioscienze, l’ambiente. Secondo l’OCSE, in Italia nel 2012 c’erano 80.000 ricercatori e nel mondo 6,3 milioni. La frontiera delle scienze e della tecnologia si sposta ad altissima velocità, e spesso l’Italia non riesce a tenere il ritmo: circa il 40% delle risorse scientifiche europee vengono rimandate indietro dall’Italia perchè nel tempo non si è saputo “mettere in piedi” un sistema efficace di progettazione, ricerca, risultati.
Invece lo sviluppo tecnologico e industriale, che riguarda principalmente le aziende, si sposta dai “mercati” agli “ecosistemi”. Gli ecosistemi sono filiere in cui l’innovazione richiede diffusione, networking, ricerca applicata, capacità industriale, e sono globali: si pensi alle tecnologie dell’Internet Of Things, alle telecomunicazioni, alla robotica, alle smart cities, alle energie rinnovabili, alle tecnologie ambientali. L’approccio è sempre interdisciplinare, e l’impresa deve essere presente nei processi e nei luoghi in cui l’innovazione nasce, anche guardando alle startup, anche usando leve finanziarie.
Non molte le imprese italiane che ragionano in questo modo: ma la tecnologia non sarà nicchia italiana senza praticare queste scelte.
Anticipazione e Corporate Foresight sono tecniche che le imprese globali hanno adottato e che anche le imprese italiane devono adottare per rimanere vitali nei processi di cambiamento, anche distruttivo, che investono il sistema manifatturiero e i servizi nel mondo.
20160707_193225L’Italia soffre anche un forte gap formativo e qualitativo nella popolazione: solo il 15% della popolazione italiana in età lavorativa ha un diploma di laurea o una laurea magistrale, come la Turchia, mentre i paesi più avanzati arrivano al 33%: per questo i giovani fuggono, perchè decisioni e allocazione delle risorse sono in mano a persone non qualificate e spesso sempre più anziani, con conseguenze negative per il profilo demografico e occupazionale dell’Italia. Per uscire da questo gap occorre intervenire sul sistema educativo e universitario – ha detto De Toni, Rettore della Università di Udine, e investire in cultura e didattica. Nelle imprese, ha detto invece Siagri, occorre dedicare attenzione crescente alla globalizzazione per scorgere i “trend dei mercati”, e ha fatto specificamente riferimento alla Cina, un paese verso il quale l’Italia deve guardare con attenzione sia per lo sviluppo che per il mercato. Quattro, secondo il libro, sono le tendenze principali con cui i sistemi industriali e sociali europei e l’Italia si scontreranno nei prossimi decenni: il passaggio del potere economico da ovest a est e lo sviluppo di “città Stato”; l’invecchiamento strutturale della popolazione globale, in Italia ancora maggiore; la ridotta disponibilità di risorse strategiche come energia, ambiente, acqua; l’evoluzione sempre più rapida dell’Internet delle Cose, o Internet Everywhere. Il libro esplora questi temi con acutezza e ricchezza di esempi specifici e tecniche interpretative.
Un grazie a Luca Romano, LAN Servizi, che ha creato questa occasione e opportunità.

Amedeo Levorato

 

Padova Soft City: da Smart City a Intelligent Community

Padova Soft City: dalla Smart City alla Intelligent Community

La vera sfida delle città “globali” risiede nello sfruttamento delle proprie “interfacce” globali per fare crescere la propria comunità civile. Padova possiede – anche se trascurate dalla politica – notevoli potenzialità: sanità, sistema educativo, terziario e informatica, turismo e cultura a Padova rappresentano elevati livelli di attrattività in tutta Italia e notevoli potenzialità internazionali, paragonabili a quelle espresse dall’industria esportatrice.
Senza una dotazione urbana che ne esprima ed esalti le eccellenze, però, questi primati sono destinati irrimediabilmente ad esaurirsi: tale, ad esempio, è la vicenda del nuovo polo ospedaliero e campus universitario, pronto al cantiere dal 2014, che oggi langue nell’inconcludenza dello scontro tra interessi contrapposti. Tale, inoltre, è il degrado del commercio cittadino, un tempo polo di attrazione in tutto il nord Italia, ed oggi ridotto a negozi vuoti, scarsa qualità, desolazione, a favore di una foresta di centri commerciali e outlet destinati ad una rapida selezione naturale.
Non basta l’inseguimento degli interessi di costruttori e banche (anch’essi rivelatisi fallaci) per assicurare uno sviluppo di qualità: per la qualità occorrono consumatori selettivi, un ceto medio aperto e culturalmente attento, molti giovani e alti obiettivi di “sistema”: facoltà universitarie al top, industrie del fashion (e ne abbiamo!), alta qualità della vita, visione strategica di sistema.
Così la “Smart City” diventa “Intelligent Community”, una comunità aperta, che accoglie il cambiamento come sfida per costruire il futuro, includendo i cittadini vecchi (anziani) e nuovi (studenti e immigrati) offrendo loro opportunità di restare, fiducia e aspettative di futuro. Esiste ormai un “movimento internazionale” delle “smart cities” e “intelligent communities”, che offre linee guida di grande interesse (www.intelligentcommunity.org), di cui chi scrive è stato socio fondatore nel 2000.

WifiConnettività e collegamenti costituiscono i canali di scorrimento delle idee e delle persone, le vere arterie pulsanti di una comunità internazionalmente aperta: proprio per questo lo sviluppo delle reti e del trasporto pubblico sono stati da sempre il focus della città. Padova è stata ed è uno dei nodi principali di interconnessione del Nord Est, la terza città italiana per volumi di traffico in rete dopo Milano e Roma.
Il teleporto-server farm di Telecom Italia a Padova Est, la presenza di numerosi operatori in fibra, il cablaggio pionieristico avviato in ZIP nel 1996, la rete di 250 hotspot liberi Padova WiFi realizzata da Telerete che copre  Università, poli sanitari, aree comunali e spazi aperti, sono state realtà pionieristiche in Italia.
Molto più si sarebbe potuto fare, ospitando l’interconnessione in fibra con il Medio Oriente e un Teleporto privato in ZIP, progettata a suo tempo da Telerete/ZIP e sviluppando la rete in f.o. Socrate realizzata da Telecom negli anni ’90. Ma la miopia della politica regionale e locale, gli scarsi investimenti degli operatori e l’indifferenza alle specificità locali hanno rallentato molti investimenti strategici per l’economia padovana nell’epoca del decollo di Internet (1994-2004), e ancora oggi.
Wifi3Oggi siamo nell’era del “mobile” (il primo Iphone esce nel 2004), e lo sguardo si sposta alle reti interconnesse 4G e presto 5G, mentre nel frattempo i sistemi di collegamento elettronico contano su una nuova generazione WiFi (IEE802.11ac/ad) che permette velocità di trasmissione fino a 7 Gbps. Il Wifi è oggi uno standard globale con oltre 6 milioni di hotspot pubblici.
wifi-graph1Con la nuova fase di investimento agevolato per la fibra ottica avviato dal Governo Renzi, Infratel avvierà entro il 2016 investimenti per 1,4 miliardi in Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto (400 milioni di cui 315 nazionali e 85 regionali) con la progettazione, realizzazione e gestione di una rete passiva e attiva di accesso in modalità “ingrosso”, disponibile a tutti gli operatori, che permetta di fornire servizi a utenti finali (FTTN: Fiber to the Network o FTTH – Home) con un minimo di 30 MB e fino a 100 MB.
Si tratta di interventi in aree c.d. “bianche” o “a fallimento di mercato” fino ad oggi servite da reti 2-20Mbps, e non aree centrali, dove la concorrenza è elevata ma i livelli di servizio ancora inadeguati. A Padova gli interventi 2016 interessano 18.000 abitanti nel comune capoluogo (10%) e 300.000 abitanti in provincia (30%), ma tutta l’area del centro storico, universitaria, della Zona Industriale e delle aree produttive limitrofe (grande Padova) risente di un livello di offerta costoso e inadeguato. Per questo, con la ripresa economica, si fa sentire l’esigenza di “poli di aggregazione” di servizi di telecomunicazione veri e in regime di concorrenza, in grado di offrire accessi oltre 100Mbps e oltre a condizioni internazionalmente eque (50-70 €/mese).
L’accessibilità alla rete internazionale in continuità e di alta qualità consente oggi di avviare processi di internazionalizzazione delle imprese e delle attività economiche: la robotica, l’”Internet delle Cose (IOT)”, media e comunicazioni internazionali, accesso ai beni culturali e museali e alle risorse educative, servizi finanziari, informatica: oggi tutti questi prodotto e servizi devono essere accessibili in tempo reale da e per tutto il mondo, la stessa “sharing economy” basata su moneta virtuale, viaggi, immobiliari, mobilità e tutto il sistema di “servizi smart” della città, dai servizi di emergenza al controllo della mobilità alla sicurezza dipendono dalla continuità elettronica di collegamento al “cloud”.
La connettività rappresenta il primo elemento di interconnessione della città con il mondo delle “Comunità locali e città intelligenti”: la disponibilità di una doppia connessione (fibra/rete rame o radio WiFi/Wlan) che metta in competizione connessioni da 100 MBps a 7 Gbps permetterebbe un rapido sviluppo dell’economia basata sulle applicazioni mobili, inclusa la robotica.

Un secondo elemento di connessione della “comunità intelligente” è il Trasporto Pubblico Locale: il TPL rappresenta l’unica vera alternativa al mezzo privato per i collegamenti tra direttrici di lunga distanza (autostrada/parcheggi scambiatori, stazioni ferroviarie/alta velocità, aereoporti e porti, ospedali/centri storici/poli didattici e universitari).
Una strategia intelligente per la città dovrebbe offrire priorità elevata alla realizzazione delle infrastrutture di trasporto pubblico da e per i “centri attrattori” del traffico di pendolari, sia studenti che lavoratori, che ogni giorno raggiungono i poli di attività, assicurando orari cadenzati, sicurezza di trasporto, confortevolezza e velocità – coniugati con un prezzo accessibile alle diverse categorie di utenti.
Interventi pianificati e in corso come l’alta velocità ferroviaria, il raccordo ferroviario con l’aereoporto internazionale di Venezia e il porto passeggeri, il potenziamento delle autostrade nelle direttrici internazionali devono essere accompagnati, sul piano locale, da investimenti in infrastrutture di trasporto che per la loro specificità possano assicurare continuità e convenienza nel trasporto: corsie semi-preferenziali per i mezzi pubblici, alta capacità di trasporto, puntualità e interconnessione con parcheggi auto/bici e trasporti su gomma.
TramNell’originario progetto SIR di Padova trovavano spazio tre reti: SIR1, collegamento tangenziale SUD (uscita 10) con tangenziale NORD (uscita 1) attraverso il centro città, SIR2 collegamento EST-OVEST da Rubano al centro a Ponte di Brenta e SIR3 collegamento SUD-EST (Piovese)-NORD OVEST (Stadio Ospedale).
Il cambiamento politico avviato nel 2014 ha bloccato il progresso della rete tramviaria – complici dubbi sulla efficacia e durata della soluzione tecnica del tram su gomma – ma non è chi non veda la necessità, diremo quasi l’indispensabile esigenza di realizzare al più presto un collegamento veloce in direzione est tra il Centro storico, la Stazione, il Tribunale, la Fiera, il Polo Universitario, il Polo terziario, la ZIP, il “porto autostradale e commerciale” di Padova Est, inscritto nel più ampio itinerario del SIR 2. Lo vogliono motivi ambientali, motivi organizzativi ed anche la necessità di attivare e rendere rapidi i collegamenti tra università/sistema terziario e produttivo/autostrada.
Nel progetto SOFT CITY QABE, al gruppo di lavoro si sono aggregati gli originali progettisti della rete SIR padovana, introducendo e proponendo una linea ad alta capacità (40.000 passeggeri/pro-die, maggiore rispetto a quella attuale SIR1 che carica 22.000 passeggeri/pro-die. Questo strumento permetterebbe di consentire l’accesso ai poli di attrazione regionale della città, da Padova Est tutto il complesso industriale e terziario, il polo universitario, fieristico congressuale, della giustizia e il centro storico e monumentale con la Stazione Ferroviaria e viceversa), permettendo il funzionamento del sistema città e la rivitalizzazione della Zona Industriale anche – virtualmente – senza traffico privato.
I sistemi di ciclabili protette e percorsi arginali di cui Padova è primaria esperienza in Italia completano la strategia di una “città senz’auto” dove l’uso del veicolo privato (elettrico o a combustibile fossile) può essere programmato e consentito a chi sia disponibile a pagarne economicamente i costi sociali, anche grazie ad un efficace sistema primario di connessioni tangenziali in via di rapido completamento con l’Arco di Giano.
ClevelandE’ auspicabile che le Istituzioni padovane ritrovino coerenza e convinzione in un progetto di rigenerazione urbana finanziato dal Piano Juncker –  occorrono 120 milioni di euro – che – scegliendo la migliore strategia per le tecnologie tramviarie o filoviarie compatibili con le esistenti – permetta la realizzazione di una linea ad alta mobilità tra centro storico/stazione e uscita autostradale Padova Est a condizioni ottimali (corsia preferenziale, tempi cadenzati, fermate riscaldate e raffrescate e visibili nel contesto viabilistico, iniziativa che dovrebbe poi riflettersi su tutta la rete di TPL con una ragionata interconnessione tra fermate di linee urbane/extraurbane, possibilità di ottenere informazioni, biglietti e assicurare comfort d’attesa e condizioni di sicurezza personale 24×365 in tutte le fermate sul territorio.

dott. Amedeo Levorato

20 agosto 2015 Padova Smart City nel contesto europeo e metropolitano.

Smart CityPadova Smart City nel contesto europeo e metropolitano.

Nel controverso film “Quinto Potere” (2013) che narra le vicende di Wikileaks e Julian Assange, il protagonista viaggia da Rejkyavik a Oslo a Singapore, Parigi, Londra, Dubai, Hong Kong, New York, Shanghai. Il rutilante girotondo delle metropoli globali, non-luoghi al tempo stesso uguali e diversi, evidenzia la nuova natura della globalizzazione: un mondo sempre uguale e sempre diverso, abitato da una classe affluente giovane che usa le città e la loro logistica, operando su progetti di portata e consapevolezza globale.

Questa nuova immagine del mondo, In relazione all’età, alla condizione sociale, culturale e professionale dello spettatore, può preoccupare o entusiasmare, ma nondimeno rappresenta la natura vera dell’attuale mondo sociale, economico, relazionale.
Appare in atto una ulteriore evoluzione del modello di localizzazione intuito da Christaller nella prima metà del XX secolo. Si tratta di un processo di riallocazione urbana: funzioni affluenti e intere classi sociali di specialisti migrano globalmente verso aree metropolitane specializzate, caratterizzate da funzioni “rare”, su base globale; intellettuali e laureati si muovono verso aree metropolitane che svolgono ruoli prevalenti, ad esempio per il potere politico: Washington, Bruxelles, Berlino, Pechino, per la finanza: New York, Londra, Hong Kong;, entertainment-media e business-media: Los Angeles, San Francisco, Seattle, IT e Telecomunicazioni: Boston, Taiwan, Seoul, e via via autorità di regolazione nazionale e globale, grandi università, sanità, farmaceutica e biotecnologie, gestione delle materie prime strategiche, finanza e previdenza, commercio internazionale, manifattura tecnologica, cultura e turismo, ricerca scientifica capital-intensive, sport, ingegneria e costruzioni, alimentazione e sostenibilità.
Le aree metropolitane offrono contiguità professionale e tecnica, opportunità finanziarie adeguate, economie di scala e servizi, e quindi le organizzazioni, le imprese e gli stati si ricollocano nello spazio globale promuovendo le proprie specificità, mentre le città e le aree che ne vengono escluse vengono spinte a retrocedere, costrette a marginalità e povertà (si pensi agli esempi della Grecia, dell’Europa dell’est, del nordafrica e – più recentemente – del Sudafrica, del Brasile e della Russia).
Altre aree metropolitane – la vera caratteristica emergente della globalizzazione sono queste, dove accade “tutto”, in contrapposizione con la periferia anche urbana, ove non accade più “nulla” – pur cercando di uscire dall’impasse della despecializzazone, non riescono ad accumulare la massa critica per partecipare alla nuova divisione internazionale del sapere e del lavoro.
Convivono, quindi, nel mondo processi di deruralizzazione vecchio stile (come in Cina, India e Africa) e processi di specializzazione e despecializzazione urbana.
In questo quadro si inscrive la collocazione dell’area urbana di Padova – e in sicura prospettiva quella metropolitana di Venezia – che si identificano globalmente nel “sistema Venezia”. Da sole le città del Veneto centrale (Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Rovigo) contano poco o nulla nel quadro europeo e macroregionale. Esse tuttavia possiedono ancora oggi le potenzialità per diventare un “locus globale” d funzioni rare compiendo la scelta di valorizzare le proprie peculiarità, oppure recedere inesorabilmente a non-luogo, un aereoporto e sistema logistico intermedio, uno spazio di valore locale, con un grande futuro alle spalle.
Il “sistema Veneto” raccoglie in sé queste potenzialità e queste minacce: l’appartenenza all’Eurozona e un sistema produttivo e relazionale “atipico” rispetto al resto d’Italia (+1,2% la crescita prevista nel 2015 rispetto allo 0,7% nazionale), che mette insieme l’8% della popolazione, il 10% del PIL, il 14% delle esportazioni italiane, evidenzia una specializzazione relativa, assoluta per alcune funzioni di commercio internazionale, come le PMI “globali”.
In questo quadro, però, nel 2014 Padova si è registrata ultima provincia del Nord Est per dinamica di crescita.
Quali sono, quindi, le premesse per ritrovare un “ruolo guida” in Europa e a livello globale, che il Veneto aveva negli anni ’80 e ’90 del XX secolo?
Innanzitutto, Padova appare tuttora città ad alta qualità della vita, ove però l’insieme degli indicatori esprime un andamento ambiguo, la perdita di ruolo guida e attrazione (negli anni ’90 rispetto al Nordest, nel nuovo secolo anche rispetto al Veneto e alla medesima propria provincia).
Questa perdita di ruolo si evidenzia nell’inconsistenza tecnologica e innovativa, nello sfiorire delle specificità, nel crescente ricorso alle risorse turistiche – pur positivo come nel caso del nuovo Giardino delle Biodiversità presso l’Orto Botanico 1545, patrimonio UNESCO, inaugurato nel 2014 – ma tuttavia residuale rispetto alla pretesa funzione di leadership economica nel nordest.
La perdita delle banche (Cassa Risparmio e Antonveneta, ora la crisi delle Casse Rurali) è stata detonatore di crisi estesa di impieghi e investimenti, del commercio in dimensione internazionale e interregionale, della Fiera e della congressualità, dell’Università, della ricerca – nonostante le positive iniziative della Torre della ricerca oncoematologica pediatrica, del Centro di Biologia Molecolare, dell’esperimento ITER, dell’IZSVE per l’aviaria, del sistema sanitario per la cardiologia e l’oncologia – della stessa Pubblica Amministrazione.
In scarsi campi Padova esprime decisi primati, e i propri capisaldi istituzionali, pure ancora relativamente forti nel Veneto, evidenziano solo sporadiche peculiarità, fortemente minacciate da un ambiente istituzionale spesso disattento e provinciale, privo di sfide e di dubbi. In particolare, sistema sanitario, cure cardiache e onocolegiche, ingegneria e fisica delle alte energie, sostenibilità e tecnologie ambientali ed energetiche rappresentano specificità che ancora possiedono marcate opportunità di sviluppo a livello europeo e mondiale. Ma occorrono investimenti rilevanti e una decisa politica di promozione.
Il susseguirsi di amministrazioni a tratti inadeguate e prive di una lettura aperta della proiezione urbana e metropolitana di Padova ha determinato la situazione, aggravando gli effetti della crisi economica.
Già nel 2007, a prescindere da Lehman, Padova era avviata ad una crisi sistemica a causa della carenza di “idee forti”.
Nell’Eurosistema, gli impegni assunti con il “fiscal compact” sottoscritto nel luglio 2011 stanno evidenziando oggi gli effetti più rilevanti: la revisione e il blocco della spesa pubblica e degli investimenti pubblici (-10% da giugno 2014 a giugno 2015) l’avvio di riforme strutturali non sempre dall’esito chiaro (esempio Province e Camere di Commercio) riduce e dissuade il ruolo attivo per lo sviluppo degli enti locali, delle Camere e delle aziende pubbliche.
La crescita dipende oggi interamente dall’attrattività locale agli investimenti privati, dalla competitività del manifatturiero e dei servizi, dalla presenza di vere competenze manifatturiere e innovative globali, di competenze scientifiche e professionali “rare”, che sappiano rendersi anche capaci di attrarre (e pagare) il ceto affluente globale (si pensi all’occhialeria di Luxottica e Safilo, a Diesel, Geox, De Longhi, FIAMM, all’acciaieria e meccatronica padovane e vicentine, alle aziende alimentari veronesi, al Prosecco e ai vini della Valpolicella, a numerose altre nicchie per aziende che di fatto sono “globali”.
L’alternativa a questa sfida è l’emigrazione coatta per giovani e professionisti, verso le aree metropolitane attrattive delle competenze acquisite e delle relative funzioni produttive.
Purtroppo, il sistema urbano padovano e metropolitano oggi non risulta ospitale per investimenti imprenditoriali marcatamente speculativi, e detiene scarse competenze per regolare adeguatamente le poche presenti assicurando il duplice vincolo della profittabilità e della legalità; non riesce a programmare investimenti pubblici attrattivi in infrastrutture competitive; scoraggia l’iniziativa imprenditoriale attraverso eccessiva pressione fiscale e adempimenti burocratici; disperde gli sforzi tesi a creare “campioni” scientifici e professionali – come nel caso della sanità, delle scienze della vita, della fisica delle alte energie.
Certo il sistema non manca di una propria vitalità: la crescita prevista per il Veneto all’1,2% nel 2015 e al 2% nel 2016, la ritrovata capacità di crescita di alcuni distretti produttivi, il decollo di alcune nuove specializzazioni, l’acquisizione di A4 Holding da parte degli spagnoli di Abertis, il piano di investimenti da oltre €M 200 finanziato da BEI per il sistema acquedotti, i finanziamenti POR-FSE per l 2014-2020 autorizzati dalla UE, le iniziative per valorizzare Venezia e l’auspicabile decollo dell’Alta Velocità est-ovest, evidenziano che il Veneto, nel suo insieme, continua ad essere regione vitale.
Ma le difficoltà della Regione a “fare sistema” con i vicini regionali e nazionali evidenziano ritardi e carenze di idee da parte del sistema produttivo, scarsa azione di regolazione rispetto ad una Eurozona che invece vorrebbe trainare uno sviluppo promettente – anche se a carattere “germanico”.
Tutto ciò, inoltre, accade in un periodo caratterizzato dal sostegno attivo della politica monetaria attraverso il QE e il TLTRO attuati dalla BCE: fino a settembre 2016, il sostegno alle banche per le imprese e gli investimenti, e alla spesa pubblica attraverso l’acquisto di titoli sovrani da parte della Banca Centrale invece che con le risorse della leva fiscale, viene garantito liberando risorse dei privati che sperabilmente confluiscano a consumi e investimenti di famiglie ed imprese, anche attraverso l’alleggerimento fiscale programmato dal Governo sul mercato del lavoro, sulle imprese, sui salari e sulle pensioni.
Per disegnare un promettente futuro, risulta però indispensabile superare atavici ritardi, che sono radicati nel provincialismo e nella chiusura della “parte protetta” dell’economia nazionale e locale, anche padovana: un commercio al dettaglio in crisi, asfittico e privo di relazioni ed economie di scala; gran parte delle professioni ad alta densità e scarsa specializzazione (legali, contabili, progettisti edilizi e urbanistici), le microimprese artigiane e commerciali non innovative, e in particolare la P.A. Locale e gli enti pubblici non economici. Vanno quindi favorite, concretamente e senza esitazioni: le medie imprese globalizzate, la ricerca e la didattica superiore, la formazione di giovani alle competenze richieste dalle imprese, le funzioni finanziarie e le professioni con reputazione internazionale: da queste passa il processo di modernizzazione e globalizzazione e quindi in questo particolare momento vanno favorite.

Riflessi locali

Nel quadro locale, la città diventa attrattiva solo ove venga assicurato al meglio il funzionamento del sistema urbano. Non solo, ma il sistema deve essere “smart”,”resiliente” e – in prospettiva – impegnato all’adeguamento a sfida climatica e sostenibilità, argomenti che con le recenti ripetute catastrofi (alluvioni nel 2010 e 2011, trombe d’aria, uragani, eventi sismici, penuria idrica e calore nel 2014 e 2015) mettono a rischio continuità l’equilibrio antropico del territorio.
Non basta il pur lodevole sforzo condotto per valorizzare la “città turistica”: musei ed eventi, orto botanico, giardino delle biodiversità, Castello Carrarese, complesso monumentale centrale. Serve collegare questo sistema alla dimensione economica regionale e macroregionale europea, e “promuovere” il sistema produttivo di beni e servizi, unico in grado di creare posti di lavoro.
Guardando le statistiche mondiali, il turismo non potrà mai superare il 10% della forza lavoro.
La crisi del mercato immobiliare, che da oltre cinque anni investe l’Italia, non può considerarsi superata con la ripresa: è ormai evidente il cmbiamento dei comportamenti dei giovani rispetto alla proprietà immobiliare, con netta preferenza per l’affitto – e la proprietà è investita della pesante transizione alla sostenibilità energetica, che prevede la marginalizzazione di fabbricati realizzati anche fino al 2005 e oltre a causa dell’indice di prestazione energetica. Nuovi materiali e paradigmi energetici impongono nuovi modelli di costruzione, e quindi il ricambio dell’edificato, con nuovi concetti architettonici e urbanistici.
L’UE, attraverso BEI, incoraggia grandi operazioni di investimento in ristrutturazione e rigenerazione urbana in cui trovino posto la realizzazione di infrastrutture pubbliche capaci di ripagarsi indirettamente con il gettito fiscale e direttamente attraverso la leva tariffaria (strutture didattiche e sanitarie e impianti sportivi tra le prime; tram, parcheggi, viabilità primaria di scorrimento, sistemi a rete in Fibra Ottica e Wifi, produzione di energia e risparmio energetico e sistemi di accesso urbano tra le seconde) – collegate in PPP (Private-Public-Partnership) con interventi finanziati con fondi privati, attratti dall’incremento dei valori OMI generati dalle infrastrutture realizzate dal pubblico: centri congressi, residenzialità di qualità e studentesca, strutture residenziali assistite per anziani, centri commerciali, sanitari privati e di servizio, aree di incubazione tecnologica e startup e relative residenze, servizi di trasporto passeggeri e merci, e-commerce.
In questo contesto nasce il progetto “Soft City” Padova.
Si tratta della previsione di riqualificazione evolutiva di un’area della città tra la Stazione ferroviaria e l’uscita autostradale di Padova Est che ha “subìto” i ritardi di fasi cicliche dell’economia: ritardo all’uscita dalla fase primaria di espansione urbana, che ha spostato altrove la produzione manifatturiera a favore del terziario, superata da Mestre. Ritardo nella fase di commercializzazione (grandi strutture di vendita) a interfaccia regionale, minacciata da Veneto City; ghettizzazione etnica (via Anelli). Oggi che funzioni nuove appaiono all’orizzonte, quali il rinnovamento della funzione fieristica, la centralità del TPL locale-extraurbano e ferroviario, l’integrazione con il quartiere universitario e didattico, la presenza di alcuni incubatori, il consolidamento delle attività nel campo informatico, il rilancio del terziario a interfaccia internazionale e della formazione imprenditoriale, l’area si presta ad un intervento organizzato di “rigenerazione urbana”.
Occorrerebbe tuttavia la capacità di mettere “a sistema” i blocchi urbani di intervento, gerarchizzarne e organizzarne cronologicamente le fasi di sviluppo, individuare i centri di riorganizzazione urbana e le funzioni. Non bastano rotonde e fontane, ma occorre un sistema di trasporto rapido di massa che colleghi principalmente il centro, la stazione, l’area universitaria e commerciale e il casello autostradale di Padova Est.
E’ indispensabile inoltre una microprogettazione pubblico-privata che preveda, in PPP:
– Un sistema integrato e centralmente coordinato di gestione delle emergenze nell’area urbana (sicurezza e prevenzione, polizia, sanità, incendi, protezione civile);
– Un insieme di investimenti tesi a migliorare l’efficienza energetica del sistema locale, attraverso la riduzione delle immissioni in atmosfera, il teleriscaldamento, lo sfruttamento dei cascami di calore del termovalorizzatore e delle fabbriche, la riduzione della temperatura media grazie a tetti verdi, alberature, la realizzazione di prospettive paesaggistiche e coperture alberate a fini climatici, un radicale orientamento alla produzione di energia elettrica solare e cogenerazione.
– Un servizio reale e personalizzato di promozione per la “location” di imprese locali ed europee: insediamento, servizi pubblici, formazione, residenzialità, trasporto pubblico.
– Un sistema di “Open Data” trasparente verso l’esterno e il privato per prezzi e disponibilità di fabbricati e terreni, classificazione zonale collegata al sistema di tassazione, qualificazione dei sistemi scolastico-educativi;
– Qualificati e accessibili servizi di rete e “cloud” basati su trasparenza tariffaria e realismo sulla consistenza e qualità dei servizi concorrenziali: c’e’ la fibra? Se sì, a che condizioni? Ci sono servizi di interconnessione ai backbones primari di Internet globali? Ci sono centri di storage e cloud a prezzi competitivi? Esiste una rete di backbone WiFi ad alta velocità (almeno 1,3 Gbps, articolata su 2.500 hotspot piuttosto che sugli attuali 250 nello spazio urbano)? C’è una rete 4G ad alte prestazioni?
– La presenza di una APP urbana, che permetta di mandare messaggi e richieste al Sindaco, che consenta il broadcast di informazioni di servizio ed emergenza, che raccolga tutte le risorse cittadine in un unico “cloud” permettendo, ad esempio, di accedere a monumenti, biblioteche, siti, parcheggi e trasporto pubblico con un codice acquistabile all’arrivo in città.
– Un sistema collaborativo di intervento per le situazioni create dalla povertà, dalla marginalità, dall’immigrazione, dal mutamento del modello organizzativo del lavoro, con una efficace “rete” di recupero e tutela sociale, frutto di una collaborazione tra pubblico e associazionismo privato.

Questo insieme di interventi può validamente accompagnare un piano di rigenerazione urbana, come detto, finanziato dal pubblico e dal privato sulla base di risparmi concretamente generabili e con la creazione di nuovi posti di lavoro e imprese e gettito fiscale. Uno spazio particolare dovrebbe essere riservato al conseguimento del consenso delle popolazioni interessate dal piano di rigenerazione urbana.
Ideale sarebbe una sperimentazione concreta nel contesto “Soft City” compreso tra la Stazione e Padova Est, coordinata e organizzata da una o più partnership pubblico-private, attraverso un forte lavoro di prospettiva anche per l’occupazione e la qualificazione degli insediamenti delle imprese e delle professioni locali come interfaccia regionale, europea e in qualche caso internazionale.
Anche il tema della città metropolitana di Venezia e dell’inserimento di Padova in tale quadro, come posto dal Sindaco Luigi Brugnaro, merita ora una approfondita riflessione, senza esclusioni aprioristiche, per comprendere quale ruolo potrebbe avere nel quadro metropolitano la rigenerazione di quest’area, che concentra pressochè tutte le potenzialità padovane (Università, Ricerca, Fiera e commercio, terziario, didattica, polo della pubblica amministrazione, informatica, Teleporto, trasporti e logistica, e presto anche l’Azienda Ospedaliera e l’alta velocità) rispetto alla più ampia dimensione regionale.
Questo progetto potrebbe costituire anche un valido campo di confronto per un nuovo modello di città, in una logica di dialogo e di promozione di una nuova dimensione politica e amministrativa regionale, basata sulla collaborazione e il confronto tra forze politiche per un lavoro comune a favore del riscatto di Padova.

Padova, 20 agosto 2015