Archivio mensile:aprile 2016

Il futuro di Padova tra forma urbana e mercato globale

Screenshot_2016-04-16-10-42-33L’intervista all’arch. Cappochin sul Mattino del 10 aprile, anche se non priva di spunti “politici”,  rilancia una riflessione seria, articolata e in parte condivisibile sul futuro della città di Padova come espressione economica e urbanistica di un Veneto che – come ricorda il Presidente del Consiglio – “produce il doppio del Sud” ed “è competivo con la Germania”.
Vero problema appare, quindi, la carente visione strategica di Padova in una prospettiva continentale e globale. Padova ha perso da tempo le strutture economiche e finanziarie vitali per lo sviluppo della funzione urbana globale: non è più sede ma solo dipendenza di banche, strutture finanziarie ed assicurative, fondi di investimento; e il declino rapido e sconvolgente delle banche del territorio, come Vicenza, Treviso e le BCC, evidenziano che la crisi delle funzioni “rare” colpisce tutto il territorio regionale.
Resistono solo le Fondazioni bancarie a Padova e Verona, le quali profondono i loro sforzi per sostenere il tessuto sociale e culturale – investiti dalla crisi fiscale e dalla riduzione delle risorse degli enti locali, Regione inclusa.
Il tema delle risorse investe ogni aspetto dello sviluppo urbano: industria, fiera, centro congressi, tramvie o filobus, alta velocità, mercato immobiliare, finanche il nuovo polo ospedaliero rischiano di trascinarsi immobili per vent’anni, dopo che nei vent’anni precedenti il sistema tangentizio del Mose ha bruciato ogni progetto e risorsa, attraverso un duplice meccanismo di sottrazione di risorse e rifiuto di ogni progetto diverso da quelli in cui “fluiva” il denaro della corruzione.
Le tre questioni rilevanti appaiono oggi l’attrattività urbana, il programma di sviluppo, il merito di credito. Se mi è permesso, commento brevemente in quanto risulteranno gli argomenti di maggiore dibattito per la città nei prossimi anni:
L’attrattività urbana riguarda principalmente la possibilità di attrarre persone con competenze elevate e generare lavori di alto livello in uno spazio comune continentale: la città deve proporsi di diventare “facile”: facile trovare residenza, facile spostarsi sui mezzi pubblici, facile avviare nuove imprese e startup, facile svolgere attività lavorative e del tempo libero, facile investire trovando profittabilità adeguate, sicurezza e salute. Primo obbiettivo fermare il declino demografico, fuga dei giovani e gestire l’invecchiamento, un problema enorme: tra 10 anni ci saranno il doppio di ultra65enni!
Tre i punti di forza: sistema sanitario Azienda-ULSS-IOV (secondo in Italia), Università tra le prime, terziario commerciale ed avanzato di riferimento nel Nordest. Occorre però fare dialogare questi sistemi su progetti di portata nazionale ed europea, facendo “respirare” le eccellenze con concretezza. Occorrono investimenti infrastrutturali urgenti e una chiara volontà di realizzare una città pulita, sicura, verde e ambientalmente sostenibile, con risultati visibili.
Il programma di sviluppo: oltre a disegnarlo urbanisticamente sulla carta, occorre assecondare la domanda che viene dalla cittadinanza. La città chiede vivibilità, sostenibilità, cultura ma anche opportunità di impiego e una grande apertura e raggiungibilità delle aree metropolitane e industriali europee (basti pensare al centro storico, all’area termale, ai poli terziari e sanitari). Nessuna nuova infrastruttura può essere realizzata senza ricercare pazientemente il consenso della città, rendendo attrattivo investire nell’immobiliare anche ai cittadini padovani. Le imprese devono poter contare su una burocrazia veloce e collaborativa, livelli professionali elevati, offerta terziaria di valore metropolitano: non grandi parole, ma grandi fatti, migliorando quelli che hanno reso Padova una smart city italiana.
Merito di credito: nell’Europa del fiscal compact e del piano Juncker – mentre rallenta l’export – i motori del mercato interno sono gli investimenti pubblici e privati. Oggi ogni investimento, essendo finanziato da risparmio privato o pensionistico, viene valutato per i rendimenti che offre. Velocità di realizzazione, efficienza e capacità di rendimento, che oggi non ci sono, fissano le regole per garantire risorse per imprese, centro congressi e fiera, stazione e linea alta velocità, linee tramviarie, un music arena, uno stadio o un polo sanitario, anche pubblico. La BEI o i fondi d’investimento immobiliare chiedono efficacia realizzativa e ritorni, altrimenti non potranno pagare dividendi e pensioni. Padova dovrà dimostrare di saper conciliare rendimento e serenità, per attivare un processo virtuoso occorrerà il consenso vero di istituzioni come CDP e BEI su grandi progetti, come in parte sta avvenendo per la fibra ottica e per alcuni immobili del centro. la prova dell’efficacia di Padova sarà questo consenso.
Occorre proseguire quindi assicurando investimenti in cui la banale speculazione lasci al posto al valore creato nel lungo periodo. Qualità urbana, che può accompagnarsi solo a tecnologie innovative e competenze professionali che non mancano nelle imprese venete, se da Mosca a Seattle le nostre aziende realizzano opere per i leader dell’economia globale.
Serve un dialogo costruttivo tra categorie, imprenditori e P.A. e seppellire i conflitti, il provincialismo e il campanilismo, cercando nuova conciliazione in ambiziosi progetti di sviluppo, che richiedono uno sforzo collettivo per un rinnovato consenso sociale e la fiducia di rendere preferibile Padova.

Amedeo Levorato

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